Piano Lago verso il comune unico! Fra utopia e realtà.

 


Riuscirà mai a decollare la fusione dei comuni attorno a Piano Lago?

È trascorso esattamente un anno dall’edizione di alcuni articoli pubblicati sul blog Progettomangone. Scopo primo e ultimo era, e resta ancora oggi, quello di stimolare la discussione su un tema importante e di grande attualità. Si è cercato di mettere in luce, come attraverso una serie di provvedimenti legislativi, posti in essere dal legislatore, possano offrirsi e cogliersi delle buone opportunità e vantaggi economico-finanziari per quei comuni propensi a intraprendere la via della fusione.
        Dopo un anno esatto cosa è cambiato? Be’, qualcosa sicuramente sì!
Alcuni comuni della fascia presilana: Trenta, Serra Pedace, Spezzano Piccolo, e Casole Bruzio hanno dato vita a un unico comune denominato Casali del Manco; per la cronaca: la prima fusione della Calabria, delle 14 realizzate nell’arco del 2017 e dopo quella avvenuta sul finire degli anni sessanta che diede vita al comune di Lamezia Terme. Sul versante Ionico hanno fatto altrettanto i comuni di Corigliano e di Rossano a cui s’aggiungerà quasi certamente il comune di Cassano Ionio.
Continuando occorre sottolineare che nell’area attorno a Piano Lago si sono registrate iniziative lodevoli sia ad opera di alcuni amministratori locali, sia da parte di cittadini costituitisi in comitato.
Degne di nota, sono quelle portate avanti dal comitato civico Ro.Ste.Ma, presieduto e coordinato da mons. don Vincenzo Filice, a cui hanno aderito figure delle istituzioni locali e del giornalismo calabrese e l’altra altrettanto pregevole ascrivibile al dinamismo del sindaco Pasqualino De Rose che ha ospitato nel suo comune sindaci e amministratori locali e che potenzialmente dovrebbero dar vita ai Casali del Savuto.
I comuni che hanno partecipato all’iniziativa, fortemente voluta dal primo cittadino di Altilia sono: Belsito, Malito, Grimaldi, Cleto, Rogliano, Scigliano, Colosimi, Pedivigliano, San Mango d’Aquino, Motta Santa Lucia e Nocera Terinese.
         Nella sua relazione introduttiva il Sindaco De Rose ha rimarcato l’importanza di pervenire a una sintesi che porti a concretizzare la fusione dei suddetti comuni che ha come finalità quella della valorizzazione del territorio […] ma anche quella di creare: «… paesi albergo e recuperare questi abitati e andare verso il mare».
         Gli Architetti Gianni e Federico Rossi, incaricati per lo studio di fattibilità, hanno messo in risalto che: «la Valle del Savuto per tanti anni è stata considerata zona di passaggio per l’autostrada che l’attraversa per tutto il suo percorso invece ha delle particolarità nelle colline, nei monti circostanti che devono essere portati a conoscenza di tutti».
         Si capisce che l’iter verso la fusione richiede tempi congrui o, se si preferisce, quelli dettati dalla burocrazia italiana ma almeno i suddetti comuni, coinvolti nel progetto, hanno dato avvio a un percorso non facile ma di sicuro sono partiti col piede giusto.
Tuttavia, al di fuori di ogni spirito polemico, risalta chiara una qualche incongruenza da parte di alcuni comuni dai quali si gradirebbe qualche chiarimento a beneficio dei cittadini; nella fattispecie sarebbe interessante capire un po’ meglio le scelte che si apprestano a compiere, relativamente alla loro futura collocazione. E l’invito che si rivolge loro è quello di sciogliere il dubbio; immaginarli nei Casali del Savuto oppure in quel progetto, dagli stessi auspicato, della città Rogliano-Piano Lago? Non guasterebbe neppure l’ipotesi di vederli impegnati a lavorare su due fronti insieme con altri, per un progetto di fusione che possa comprendere un più largo aggregato di comuni, un più vasto territorio e con un maggior numero di abitanti col conseguente coinvolgimento di chi oggi sembra esserne tagliato fuori, per l’assoluta negligenza e riottosità degli amministratori di alcuni comuni, totalmente assenti e sfuggenti dall’interessante dibattito in corso. Forse vale la pena ricordare che dall’unione dei comuni si potranno avere ricadute socio-economiche tutt’altro che negative. Continua a leggere “Piano Lago verso il comune unico! Fra utopia e realtà.”

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Fusione Comuni – Referendum? Si! Se necessario.

                     L’art. 75 della nostra Costituzione prevede, limitatamente ad alcune materie, il referendum ovvero un’espressione di democrazia diretta. Attraverso tale istituto il popolo, più propriamente gli elettori, applicano il principio di sovranità popolare sia in riferimento alla legge ordinaria, sia riguardo alla legge costituzionale. Nel primo caso si parla di referendum abrogativo in quanto il popolo può abrogare interamente o parzialmente una legge. Il referendum può essere richiesto da 500.000 elettori oppure da 5 Consigli Regionali. Perché possa ritenersi valido occorre una doppia maggioranza: la prima relativamente al numero degli elettori partecipanti che abbiano diritto al voto e l’altra al numero dei voti validamente espressi. Anche le leggi costituzionali possono essere sottoposte a referendum ma qui tralasciamo. Ci occuperemo invece del referendum consultivo a cui possono far ricorso i cittadini di quei comuni che gradirebbero fondersi in un unico ente e dar vita così ad un nuovo comune. Passiamo ora in esame l’art.5 della L.R. in materia di fusione e in particolare il comma 3 che testualmente recita: “l’istituzione di un nuovo Comune mediante fusione di uno o più contermini deve essere preceduta da un referendum sulle delibere consiliari di fusione svolto secondo le vigenti disposizioni legislative regionali.”
          L’art.40 è ancora più esplicito: “Prima di procedere all’approvazione di ogni progetto di legge che comporti l’istituzione di nuovi Comuni ovvero mutamenti delle circoscrizioni e delle denominazioni comunali, il Consiglio regionale delibera l’effettuazione del referendum consultivo obbligatorio.”
          Ciò posto, esaminiamo gli Statuti di quei comuni che gravitano su Piano Lago ipotizzando l’eventualità di una fusione attraverso la volontà popolare. Oggetto della nostra analisi è dunque la parte che include la partecipazione popolare attraverso la richiesta e l’indizione di un referendum consultivo.
Per far ciò ci serviremo di dati estrapolati dal sito ufficiale del Ministero degli Interni aggiornati al 5 marzo 2018 in seguito ai risultati delle elezioni politiche del 2018 prendendo come base il numero degli elettori aventi diritto al voto e il collegio uninominale per la Camere dei deputati.
Ora prima di inserire i dati in tabella vediamo comune per comune le indicazioni dei rispettivi comuni ai fini di un referendum:
BELSITO: Art. 49 Azione referendaria: Un numero di elettori residenti non inferiore al 40% degli iscritti nelle liste elettorali può chiedere che vengano indetti referendum in tutte le materie di competenza comunale. Art. 51 Il quesito sottoposto a referendum è approvato se alla votazione ha partecipato la maggioranza degli elettori aventi diritto e se raggiunta su di esso la maggioranza dei voti validamente espressi

CARPANZANO: Art.50 Referendum consultivo: l’iniziativa può essere presa dal Consiglio comunale o da 1/3 del corpo elettorale.

CELLARA: Art.88 Richiesta referendum (da un minimo di 9 consiglio comun. Oppure da ¼ degli elettori del comune”).

FIGLINE V.RO: Artt. Art.49 Referendum: (può essere richiesto dal 35% degli elettori iscritti nelle liste elettorali e d è valido se alla consultazione ha partecipato la metà + 1 degli aventi diritto al voto).

MANGONE: È sufficiente un ventesimo degli elettori iscritti al 1° gennaio ed è valido se almeno la (metà +1) degli aventi diritto ha partecipato al voto.

MARZI: Art.75: CAPO X (Istituti di partecipazione): Art.84: Referendum Comma 2; Il referendum può essere richiesto dal 20% del corpo elettorale. Art.85 comma2: la richiesta referendaria deve pervenire al sindaco entro le ore 12 del 31 dicembre. Art.86 comma 4: È obbligatorio lo svolgimento del referendum prima di procedere alla costituzione di unione o fusione con altro comune.

PATERNO CALABRO: Art.36 Referendum: deve essere richiesto dal 30% degli iscritti alle liste elettorali e si ritiene valido se avrà partecipato alla consultazione la (metà+1) degli aventi diritto al voto.

PIANE CRATI: Art.90 Referendum consultivo: può essere “deliberato a maggioranza assoluta dei consiglieri assegnati al comune oppure dal 20% del corpo elettorale” e sarà valido se avrà partecipato la metà+1 degli elettori aventi diritto al voto”.

ROGLIANO: Artt.93 e 94 Referendum (20% della popolazione residente al 31 dicembre) e si ritiene valido se si raggiunge la maggioranza assoluta degli aventi diritto al voto

SANTO STEFANO DI R. “Art.32 I referendum consultivi ed abrogativi sono indetti dal Sindaco su iniziativa del Consiglio Comunale, assunta a maggioranza di almeno due terzi dei componenti, o su richiesta di almeno un decimo dei cittadini che risultino iscritti nelle liste elettorali al momento dell’inizio della raccolta delle firme”.

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PREGHIERA DELL’ALBERO (G. Anscieau).

          Quanti e quali sentimenti può suscitare la vista di un albero! E il pensiero va ai grandi poeti che hanno trovato negli alberi e nel Creato una delle principali fonti d’ispirazione consegnando alle stampe poesie meravigliose che tutti abbiamo studiato e imparato a scuola. Penso a Carducci: “O cipressetti cipressetti  miei”; a Pascoli: “La quercia caduta”  e “La Canzone dell’Ulivo” a Diego Valeri a F.Garcia Lorca e tantissimi altri.
Qui, in particolare, si è voluto riportare una poesia che rappresenta anche un grido di dolore e di speranza per tutti quegli alberi che vengono ingiustamente mutilati, dalla mano dell’uomo, e privati totalmente delle loro “braccia” che idealmente rappresentano un quid di congiunzione tra la terra e il cielo, il mezzo ideale di comunicazione di tutti gli uomini, e non solo, col Creatore a cui rivolgere le nostre preci, le nostre raccomandazioni, le nostre tribolazioni.

Uomo!
Io sono il calore del tuo focolare
nelle fredde notti d’inverno.
Io sono l’ombra amica quando
sfolgora il sole d’estate,
sono la trave della tua casa, l’asse
della tua tavola.
Io sono il legno col quale fai le tue
navi,
sono il manico della tua zappa e la
porta della tua entrata.
Io sono il legno della tua culla,
sono il letto nel quale dormi e
sogni.
Io sono il pane della bontà, il fiore
della bellezza.
Ascolta la mia preghiera:
                                   non distruggermi!                                   

                                                                                          Gilbert Anscieau

F.G.

ELEZIONI POLITICHE: CHI HA VINTO? CHI HA PERSO?

           Le urne hanno fornito un dato inconfutabile ma non del tutto chiaro ai fini della formazione d’un governo stabile ed efficace: una sconfitta del PD e del Centro sinistra, in generale, e due non vittorie del Centro destra e del M5S  anche se questi ultimi hanno ottenuto un risultato più che positivo. Questi, dunque, i numeri sui quali ognuno può fare tutte le analisi e tutte le operazioni che ritiene più opportune.
Si premette che con la legge in vigore per avere una maggioranza alla Camera occorrono 316 seggi mentre per il Senato ne occorrono 158.
Il Movimento 5 stelle ne ha  221 alla Camera e 112 al Senato di tal che, per formare una maggioranza necessiterebbero  altri 95 deputati e 46 senatori.
Al Centro destra (coi suoi 260 deputati e 135  senatori) gliene mancherebbero di meno: 56 alla Camera e 23 al Senato; ma sono pur sempre numeri importanti e difficili da reperire anche per quei traghettatori esperti come si è visto nella passata legislatura. Nemmeno i franchi tiratori  o quelli che pagherebbero pur di vendersi riuscirebbero a far pendere la bilancia dall’una o dall’altra parte.
Insomma un bel dilemma! E sciogliere questo nodo di gordio non sarà cosa facile neppure per un esperto costituzionalista quale è il nostro capo dello Stato. Ma forse è utile ricordare, per sommi capi, come si è pervenuti a questa legge elettorale capestro che ha portato tutti in un cul- de- sac; chi l’ha sostenuta e favorita e chi l’ha osteggiata.
Partiamo dal referendum costituzionale fortemente voluto da Renzi e dai suoi fedelissimi e che alla fine sono stati bocciati sonoramente lasciando così il Senato  (nelle intenzioni del proponente da abolire) senza una legge che continuasse a farlo restare legalmente in vita. Da li a poco la Consulta bocciava anche il ballottaggio previsto nell’italicum dichiarandolo incostituzionale. Nel mese di marzo dello scorso anno il PD prende l’iniziativa di rilanciare il Mattarellum  prevedendo una quota proporzionale del 64% ma in Senato non ha i numeri sufficienti  per farlo approvare e nel mese di maggio Ettore Rosato (capogruppo PD alla Camera) lavora su una proposta di legge che ripartisce i seggi per metà uninominale e per l’altra metà plurinominale.
Ma la proposta, presentata e discussa dal pidiessino Fiano non decolla per ostruzionismi incrociati fra i vari partiti fino a quando (Lega, M5S, FI e PD) non trovano un accordo. Ma nonostante l’intesa, la legge viene bocciata in aula e cade su un emendamento approvato a scrutinio segreto.
     Prova evidente che quando si vota a scrutinio segreto l’urna riserva sempre delle sorprese!
Solo a bocce ferme si capisce che, nonostante l’accordo, il Movimento 5 stelle, FI, e Alleanza Popolare di Alfano hanno espresso voto contrario ritenendo che la legge fosse troppo sbilanciata verso il sistema maggioritario.
Dopo la bocciatura, nasce il Rosatellum bis o se si preferisce 2.0: legge che raccoglie una larghissima maggioranza e che in estrema sintesi stabilisce che 1/3 dei deputati e senatori vengano eletti col sistema maggioritario e i restanti 2/3 col sistema proporzionale.
La nuova legge ha incontrato il favore di PD, Lega, FI, Ala di Verdini e AP di  Alfano mentre il M5s ha votato contro ritenendo che tale legge fosse troppo favorevole per le coalizioni e contraria a quei partiti ostili a ogni forma di alleanza per correre in solitario.
Ironia della sorte la legge, alla fine, approvata dopo aver fatto ricorso per ben cinque volte al voto di fiducia non ha favorito nessuno anzi ha decretato la sconfitta di tutti in quanto tutti non vincenti. A ciò deve aggiungersi la scissione di Liberi e Uguali dal PD proprio a causa dell’adozione della ghigliottina parlamentare  cui s’è fatto ricorso per approvare una tale legge.

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MANGONE: VITTORIA DEL MOVIMENTO 5 STELLE!

     Dai dati sotto riportati si può facilmente riscontrare che il voto espresso dagli elettori mangonesi è del tutto in sintonia col voto espresso in campo nazionale. Lusinghiero il risultato del Movimento 5 Stelle che con i 616 voti ottenuti pone il partito al primo posto. Risultati così corposi non si sono registrati neppure in passato quando DC prima e PSI dopo riuscivano ad attirare una gran messe di consensi.
Allora c’erano i cosiddetti Partiti organizzati con le relative sezioni luoghi di incontri e talvolta di scontri dialettici ma pur sempre fucine di elaborazione di idee.  Luoghi dove a volte ci si divideva sui temi e sull’attualità delle questioni; luoghi dove si approfondivano i problemi ma che alla fine rendevano le idee molto più chiare all’elettore, prima di apprestarsi ad apporre il fatidico segno, nient’affatto generico, su una scheda elettorale. Oggi le sezioni non ci sono più perché non ci sono più i partiti.
I movimenti e le formazioni politiche fluttuano e si moltiplicano, alcune nascono e muoiono (giusto il tempo di una competizione) e tutto attraverso quella che viene chiamata la rete, attraverso i social network, sul web; luoghi dove l’informazione corre velocemente e sempre senza neppure conoscere il percettore né l’interlocutore. Tutto ciò favorisce certamente le nuove generazioni più avvezze all’uso dei media e alla tecnologia informatica ma le altre (quelle più datate) rischiano di essere tagliate fuori, di restare ai margini e di non poter in alcun modo interagire. In rete, come abbiamo visto, si scelgono i candidati, sul web si celebrano primarie e parlamentarie tranne poi a scoprirne la poca attendibilità come risulta da una miriade di ricorsi presentati da cittadini che si erano candidati alle primarie o parlamentarie dir si voglia di quel movimento per definizione fustigatore di costumi. Non a caso  partiti e movimenti nell’usare la rete, alla fine rendono noto quel che si vuol far sapere e quel che si vuol far conoscere.
Attenzione dunque!
Chi scrive non ha certo paura del nuovo che avanza; nei giovani ha riscontrato, in tanti anni d’insegnamento, intelligenze vive e capacità operative. ha visto ex alunni diventare  bravi e affermati professionisti in ogni campo. Ma quel che più  fa paura e desta preoccupazione è il dover riscontrare che spesso il voto si conferisce a questo o quel partito sull’onda di un entusiasmo sfrenato e collettivo e il più delle volte senza neppure saperne spiegare o comprenderne la ragione. Tuttavia si può anche giustificare, pur senza condividere, chi esprime un voto per mera protesta o chi con l’astensione vuole dichiararsi “disertore del voto”; chi scrive aveva accarezzato questa idea anche se alla fine è prevalsa quella di recarsi alle urne per esercitare il diritto-dovere dell’esercizio del voto. Ma chi se la sentirebbe di condannare quanti ricorrono a questi espedienti?
Ora però a bocce ferme e analizzando il risultato del voto occorre fare una lucida considerazione: – piuttosto che ricercare difetti in chi vince occorrerebbe analizzare il fallimento degli altri schieramenti concorrenti e analizzare le cause che conducono verso l’inesorabile sconfitta; di chi è la colpa se un partito o movimento non riesce più ad attrarre la simpatia degli elettori o se non riesce a fare autocritica dopo tanti risultati fallimentari?
Ciò detto e non volendo scivolare nella polemica sterile, fine a se stessa si può aggiungere che in Calabria e per quel che ci riguarda a Mangone (e non solo) se  partiti xenofobi, demagogici, razzisti e populisti, riescono a raggranellare voti la cosa non può che destare allarme e preoccupazione.
Non è possibile che ad un tratto tutti sembriamo esserci ammalati di Alzheimer per non ricordare le calunnie e le contumelie contro i calabresi da parte di chi oggi rischia di diventare il primo ministro dopo che è diventato leader  del centro destra.
Questo modo superficiale di lasciarci scivolare addosso le offese più infamanti deve allarmare e non poco.
E come se ad un tratto fosse svanito nel nulla quell’antico orgoglio e quella fierezza, segni innati e distintivi d’un popolo che non ha mai tollerato soprusi e angherie. Occorre, in fretta, ritrovare quel fiero sentimento d’appartenenza e d’attaccamento alla terra d’origine ma senza discriminare come è nel nostro costume.
L’auspicio è che il popolo possa uscire al più presto da questo strano torpore e il messaggio vuole raggiungere anche quei partiti che purtroppo, fino ad oggi, hanno infilato un errore dietro l’altro e sbagliato tutto. L’elettorato a volte premia ma è lo stesso elettorato che spesso condanna.
Occorre riflettere, meditare e costruire; occorre farlo in fretta o si rischia l’estinzione!

RISULTATI ELEZIONI POLITICHE 2018 CAMERA E SENATO COMUNE DI MANGONE

 

 

Partito Candidato voti %

 

MOVIMENTO 5 STELLE Anna Laura Orrico 616 58,66
Paolo Naccarato
FORZA ITALIA 236 22,47
LEGA  44   4,26
FRATELLIO D’ITALIA  33   3,20
NOI CON L’ITALIA – UDC    4   0,38
Giacomo Mancini 144 13,71
P D 119 11,54
+EUROPA     8   0,77
ITALIA EUROPAA INSIEME     5   0,48
CIVICA POPOLARE LORENZIN
POTERE AL POPOLO Francesco Campolongo  22   2,13
LIBERI E UGUALI Francesco Saverio Corbelli  10   0,95
IL POPOLO DELLA FAMIGLIA Andrea Aceto    7   0,66
CASAPOUND ITALIA Vittorio Boschelli    6   0,57
ITALIA AGLI ITALIANI Carmelina Ignoto    5   0,47
PARTITO VALORE UMANO Giamaica Donato    2   0,19
PER UNA SINISTRA RIVOLUZ. Antonio Borrelli    1   0,09
PARTITO COMUNISTA Franca Eugenia Fucilla    1   0,09
LISTA DEL POPOLO PER LA COSTITUZIONE Francesco Scolaro    –

 

Elettori aventi diritto al voto:1.522; Votanti:1.123; Affluenza:73,78.

Schede bianche: 18; Schede nulle:55

F:G:

 

 

 

COSA SI NASCONDE DIETRO GLI AUMENTI DI LUCE E GAS?

Centrale idroelettrica

          Il video che in questi giorni sta imperversando sul web relativo agli aumenti dell’energia elettrica e del gas, trae origine da un’inchiesta effettuata dalla giornalista Milena Gabanelli per conto del Corriere della Sera.
Tradotto in soldoni: le famiglie italiane, a causa dell’aumento dovranno sborsare più soldi per pagare le proprie bollette relative ai consumi e tutto ciò a fronte di esigui salari e di stipendi che non consentono di poter coprire le spese familiari per più di due settimane e mezzo. E che dire poi per quelle famiglie monoreddito con figli a carico, per lo più studenti o disoccupati!
Lo scenario è tutt’altro che roseo; e le difficoltà quotidiane delle famiglie nel far fronte alle esigenze più necessarie e vitali contribuiscono ad accrescere quel clima di sfiducia nelle istituzioni e più in generale nella politica e nei suoi rappresentanti; il crescente malessere delle famiglie è forse la principale causa dell’astensionismo dilagante in ogni tornata elettorale.
Gli aumenti di che trattasi traggono origine da un decreto del Ministero dello Sviluppo Economico datato 21 dicembre 2017 che in buona sostanza prevede sconti energetici per le grandi aziende e stangate per la moltitudine delle famiglie italiane.
Le grandi imprese italiane sono circa 3000 che per effetto del decreto dovrebbero avviarsi, tranne poi a verificarne l’effettiva efficacia e portata, ad una produzione più pulita e con meno sostanze inquinanti per l’ambiente.
Fatta la breve premessa, si propone il decreto ministeriale e il video della Gabanelli.

http://

decreto_ministeriale_21_dicembre_2017_ agevolazioni_imprese_energivore

 

 

NOTIZIE UTILI PER L’ELETTORE

          A meno di due settimane dalla fatidica data del 4 marzo, questo blog vuole offrire un utile servizio all’elettore: una semplicissima guida senza incorrere nel probabile rischio di vedersi annullato il proprio voto. Iniziamo col dire che la nuova legge elettorale non ammette il voto disgiunto:  l’elettore che vorrà votare per un candidato nell’uninominale potrà farlo tracciando il segno (nel rettangolo contenente il nome e cognome del candidato) il voto risulterà valido anche nel caso in cui l’elettore deciderà di apporre  un segno di croce su di un simbolo di un partito ad esso collegato o se  intenderà votare sia il candidato nell’uninominale che un partito ad esso collegato (ovvero nel plurinominale). Ciò perché, si ricorda, che la nuova legge si basa su un sistema misto:  per 1/3  maggioritario e per i restanti 2/3. Altra novità introdotta quest’anno, per la prima volta,  è il tagliando anti frode su cui è apposto un codice alfa numerico progressivo che dovrà essere gestito e conservato dall’ufficio elettorale.

          Per aver maggiori dettagli, si ricorda che il Dipartimento per gli Affari interni e territoriali ha pubblicati il fac-simile delle schede elettorali (Camera e Senato) delle Elezioni Politiche del prossimo 4 marzo 2018 nei loro classici colori: rosa per la Camera e giallo paglierino per il Senato. Alla Camera sono ammessi al voto tutti i cittadini italiani che per quella data avranno compiuto 18 anni mentre per il Senato potranno votare tutti quegli elettori aventi diritto che avranno compiuto il venticinquesimo anno di età.

          Due le  schede consegnate agli elettori che si recheranno alle urne per le elezioni politiche: una di colore giallo per il Senato della Repubblica (per gli elettori che hanno compiuto 25 anni), l’altra di colore rosa per la Camera dei Deputati per i cittadini con 18 anni. Il video tutor ufficiale del Ministero dell’Interno indica con dovizia di particolari le modalità di voto.

Tutorial Ufficiale Elezioni Politiche 2018 -Modalità di Voto

ELEZIONI POLITICHE IN CALABRIA: SUDDIVISIONE DELLA REGIONE IN COLLEGI

     Per le elezioni politiche del 4 marzo p.v. l’intero territorio calabrese è stato suddiviso in 8 ambiti territoriali detti più propriamente collegi elettorali. Di seguito sono riportati i comuni che ricadono nei rispettivi collegi, dove l’elettore potrà eserciterà il proprio diritto di voto. Il collegio elettorale viene individuato, da un numero ma avrà come denominazione quella del paese demograficamente più grande. Gli elettori chiamati al voto in Italia, secondo le rilevazioni ufficiali del Ministero dell’Interno, sono 51.299.871 (rilevazione di fine giugno2017). Il corpo elettorale calabrese costituito da oltre 1.500.000 elettori dovrà esercitare il suo diritto di voto scegliendo il candidato o il partito in uno scenario alquanto variegato:
In Calabria tutte le liste in competizione sia per la Camera che per il Senato concorreranno in:

12 collegi detti uninominali di cui (4 riservati al Senato) e (8 alla Camera);
3 collegi detti plurinominali di cui (uno riservato al Senato e due alla Camera).
     Alla Calabria, col rosatellum 2.0 spetteranno 30 parlamentari (20 deputati e 10 senatori).

in base alla nuova legge elettorale, i parlamentari saranno eletti nel seguente modo:

Deputati:

 8 (pari a 1/3) col sistema uninominale
12 (pari a 2/3) col sistema proporzionale

Senatori:

4 (pari a 1/3) in collegi uninominali
6 (pari a 2/3) in collegi plurinominali

     È superfluo ricordare che nell’uninominale risulterà eletto quel candidato che avrà ottenuto più voti rispetto agli altri concorrenti mentre nei collegi plurinominali l’attribuzione del seggio avviene col metodo proporzionale tenendo conto delle aggregazioni e delle soglie di sbarramento che si ricorda sono fissate al 3% per le liste che correranno da sole, all’1% per chi si coalizza e al 10% per le coalizioni. In particolare un candidato nel plurinominale può sperare di essere eletto solo se la sua lista prende il 3% in campo nazionale. In definitiva il nuovo Parlamento sarà così costituito:

Camera

231 deputati pari a (1/3) eletti nell’uninominale;
386 deputati pari a (2/3) eletti in collegi plurinominali
   12 deputati (riservati alle circoscrizioni estere)
     1 deputato (riservato alla Val d’Aosta)
In totale di 630

Senato

115 senatori eletti nell’uninominale
193 senatori eletti nei collegi plurinominali
    6 (riservati alle circoscrizioni all’estero)
    1 (riservato alla Val d’Aosta)
In totale 315

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ELEZIONI POLITICHE IN CALABRIA: LISTE, CANDIDATI E COLLEGI – COSENZA E PROVINCIA

           Le liste presentate alla Corte d’Appello di Catanzaro coi relativi candidati si affronteranno alle elezioni del 4 marzo p.v.
Gli elettori calabresi che decideranno di recarsi alle urne per esprimere liberamente il proprio giudizio attraverso il voto, sicuramente non si lasceranno influenzare o ingannare dalle inutili, false promesse dei partiti in competizione. Un’autentica corsa al rialzo, a chi offre di più; un vasto campionario di offerte dove l’elettore può scegliere secondo le proprie esigenze e/o convenienze.
Tuttavia ci sono buoni motivi per credere che alla fine l’elettore non sarà così sprovveduto e di sicuro saprà discriminare e compiere scelte razionali e mirate. Ma davvero è così difficile orientarsi, fra le tante chiacchiere vecchie e nuove? I personaggi sono più o meno quelli di sempre: “animali” politici che occupano la scena da oltre un ventennio personaggi che hanno fatto della politica la propria ragion d’essere e dalla quale non saprebbero starsene lontano. Ci hanno sempre spiegato che votare è un dovere civico da cui non bisogna sottrarsi ma i politici di rango dovrebbero anche capire e porre rimedio al grave fenomeno dell’astensionismo che va capito e interpretato; una forma di protesta che si sta espandendo a macchia d’olio raggiungendo cifre mai viste: (fra astenuti e indecisi circa il 47%). E allora in un simile contesto, fatto di chiacchiere e vacue promesse chi se la sentirebbe di biasimare quegli elettori che scelgono di disertare il voto?
Ma se una moltitudine di elettori decideranno di scegliere la via del non voto gli aspiranti parlamentari non si strapperanno certamente i vestiti dal “dispiacere” anzi affronteranno la campagna elettorale cercando di convincere (sia pure in una platea più ridotta) più elettori possibili per farli confluire sulle proprie tesi.
L’auspicio è che l’elettore prenda veramente contezza del curriculum politico del candidato a cui vorrà conferire il proprio voto: vi sono personaggi noti da più legislature, altri provenienti da altre regioni (come fu in passato per Bindi e Scilipoti), altri ancora con l’innato difetto di cambiar bandiera ad ogni alitar di vento, rampolli  a cui vien sempre riservato un posto in lista (quasi per discendenza dinastica)  e tanti altri che nel corso della legislatura si sono distinti solo per aver scaldato lo scranno su cui sedevano senza mai aver proposto qualcosa di utile e dimenticando che il loro  primario dovere era quello di proporre leggi  e fare proposte in tal senso; in una parola: legiferare. Ciò premesso, vediamo i candidati espressi dai vari partiti in Calabria e in particolare nei collegi di Cosenza e provincia: A seguire,le liste in competizione; gli “estranei” in riferimento alla territorialità son ben 5 tra cui: Marianna Madia (PD); Matteo Salvini (Lega); Isabella Rauti (Fratelli d’Italia).

I COLLEGI ELETTORALI DELLA REGIONE CALABRIA

8 collegi uninominali per la Camera dei deputati: Cosenza, Castrovillari, Corigliano Calabro, Catanzaro, Vibo Valentia, Crotone, Reggio Calabria e Gioia Tauro.
2 collegi plurinominali per la Camera dei deputati in cui vengono aggregati più comuni: al primo concorrono i comuni di (Cosenza, Castrovillari, Corigliano Calabro e Crotone); al secondo: (Catanzaro, Vibo Valentia, Reggio Calabria e Gioia Tauro). Ad entrambi vengono attribuiti 12 seggi da dividersi in parti uguali.
4 collegi uninominali per il Senato: (Cosenza e Castrovillari; Corigliano Calabro e Crotone; Catanzaro e Vibo; Reggio Calabria e Gioia Tauro).

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ELEZIONE POLITICHE 2018: LISTE PARTITI E COALIZIONI

     Il Ministero dell’Interno ha ammesso 75 simboli su 103 presentati dai vari Partiti (vecchi e nuovi) che si cimenteranno nella tornata elettorale del 4 marzo p.v. Nei giorni successivi il Ministero dell’Interno valuterà in base alla regolarità quante e quali liste potranno essere ammesse; dopo di che nei giorni 28 e 29 gennaio (più precisamente dalle ore 8 alle ore 20 del giorno successivo) le liste dovranno essere presentate nelle Corti di appello e nei Tribunali delle circoscrizioni.
Ciò premesso e al netto di sorprese – dopo le valutazioni del Ministero dell’Interno – vedremo quali altri Partiti (da soli o insieme) entreranno nell’agone elettorale del 4 marzo oltre a quelli che già sappiamo e per i quali si rende, una brevissima cronistoria, non senza precisare che l’ordine non sarà ovviamente identico a quello che sarà occupato sulla scheda elettorale.

Partito Democratico (sigla PD): nato il 14 febbraio del 2007 dalla fusione dei Democratici di sinistra, Democrazia e Libertà – La Margherita e altri (socialdemocratici, socio liberali e cristiano democratici). La nascita non fu del tutto indolore tanto che in seguito si registrarono delle scissioni nei maggiori partiti che lo generarono. Ma per non disperderci vediamo le cose un po’ più da vicino: le elezioni primarie del 2012 diedero la vittoria a Bersani che si affermò contro gli sfidanti (Renzi, Puppato, Vendola e Tabacci); da qui la sua candidatura a premier nel 2013 e la vittoria del PD alle elezioni politiche. Bersani si dimise subito dopo le consultazioni a seguito della mancata elezione di Marini prima e di Prodi dopo a Presidente della Repubblica (entrambi scelti dal partito)! Resta ancora intatto il ricordo dei 101 franchi tiratori! A Bersani subentrò Enrico Letta che insieme a Scelta Civica e PdL formò il Governo che ottenne la fiducia in entrambi i rami del Parlamento. Nel frattempo Epifani veniva chiamato alla segreteria del PD al posto del dimissionario Bersani e vi restò fino a che Renzi non vinse le primarie col 67,55%. Assunto l’incarico di Segretario  nel febbraio 2013  dopo qualche mese sfiducia Letta nella direzione nazionale con un documento che chiedeva il cambio dell’esecutivo. Presenta una lista di ministri al Presidente della Repubblica G. Napolitano dando ufficialmente vita al 2° governo della XVII legislatura.
L’anno successivo tra febbraio e maggio si celebrano le elezioni regionali ed europee e riesce ad incassare un lusinghiero risultato nelle tre regioni (Sardegna Abruzzo e Piemonte). Per il PD è un autentico trionfo, suggellato da una strepitosa vittoria alle europee di maggio col 40,81% di consensi e 2 milioni e mezzo di voti in più rispetto alle politiche del 2013.  Per Renzi è l’apoteosi! E sull’onda del successo,  continua a collezionare vittorie anche nel 2014 portandosi a casa i governatori delle Regioni Calabria ed Emilia-Romagna. Le prime avvisaglie del declino iniziano con la sconfitta di Cofferati in Liguria che deluso si dimette dal PD, a suo dire, per presunti brogli nella consultazione delle primarie. Via via si sono aggiunte all’elenco la sconfitta in altre regioni tradizionalmente di sinistra e nel 2015 la perdita di alcune città capoluogo come Venezia e Matera.
Le polemiche non si placano e le divergenze su alcuni argomenti importanti come la riforma scolastica danno il via ai primi esodi; abbandonano il partito decine di esponenti fra cui Fassina, Civati, Mineo e d’Attorre. Anche l’Unità, organo ufficiale del Partito chiude battenti con una perdita di 125 milioni di euro (dichiarando bancarotta). Nel 2016 si celebrano le elezioni amministrative e nei venti e più comuni capoluogo il PD non fa registrare quelle performance viste in precedenza perdendo in comuni come Roma, Napoli, Trieste. Infine il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 per l’abolizione del Senato, del CNEL e l’introduzione del bicameralismo perfetto. La partecipazione raggiunge il 65% premiando i NO col 59% contro il 41% dei SI.
“Se perdo il referendum me ne vado a casa” queste le parole di Renzi a cui successe Gentiloni anch’egli sostenuto dal PD e dallo stesso Renzi. Nel mese di febbraio del 2017 si registrano fortissime divergenze con la minoranza del Partito che preludono alla scissione. Ma Renzi, sfidando Orlando ed Emiliano nelle primarie del PD, riconquista la segreteria con il 69,17%. Con questo quadro e in questo clima il PD affronterà le elezioni politiche.

    Movimento 5 stelle (sigla M5S): È sulla scena politica italiana dal 2009 fondato da un comico (Grillo) e da un imprenditore (Casaleggio). In questi anni ha avuto una vera e propria mutazione genetica: non si potevano rilasciare interviste mentre oggi si può. Non si andava in trasmissioni radio-televisive ora sì. Non ci si poteva alleare con nessuna forza politica oggi si è più possibilisti. Un movimento nato come protesta verso il sistema e che inizialmente l’ha saputa sapientemente catalizzare. Uno schieramento che nel giro di pochi anni è stato capace di prendere il governo di città importanti una per tutte Roma con tutti i suoi variegati problemi, vecchi e nuovi. Un movimento all’apparenza tetragono ma che ha fatto registrare cambi di casacca e qualche ritiro alcune volte importante come la non candidatura di Di Battista di cui non si conoscono i veri motivi (Problemi personali? In tal caso da rispettare! Oppure altro che noi non sappiamo?).  E poi questa improvvisa apertura alla società civile e la partecipazione alle parlamentarie online anche ai non iscritti. Tutte cose, queste, che non possono che far piacere. E ancora non più ostinati oppositori dell’euro come era in principio. Insomma un movimento che va strutturandosi in Partito finirà per avere i suoi pregi ma anche i suoi difetti. I sondaggi dicono che pur essendo il primo Partito di maggioranza relativa incontrerà dopo il 4 marzo, per le sue peculiarità, ma anche per la nuova legge elettorale, molte difficoltà ed asperità nel tortuoso percorso che porta a Palazzo Chigi. Dunque forse non si potrà ancora sciogliere il nodo se saranno capaci o meno di reggere il governo di un Paese bello come l’Italia ma dove la politica è complicata. Si vedrà!

Forza Italia (sigli FI): Fondato nel 1994 da Silvio Berlusconi, è stato rifondato nel 2013 a causa della scissione di Alfano allorquando il Popolo delle libertà decideva di non appoggiare più l’esecutivo Letta. Alfano, diede vita al Nuovo Centro Destra (NCD) e continuò ad appoggiare Letta e poi Renzi.
Tra vicende alterne, si arriva al patto del Nazareno finalizzato a trovare un accordo sulla legge elettorale; accordo che venne definitivamente meno allorquando Renzi decise di proporre, per IV scrutinio il nome di Mattarella quale candidato alla Presidenza della Repubblica. Nel corso del 2015 si registrano delle defezioni eccellenti quali: Fitto, Bondi e Ripetti che aderiscono al gruppo misto. Le elezioni regionali per FI sono state tutt’altro che positive avendo perso in molte regioni tranne che in Liguria con Toti Presidente (dopo 10 anni causa le divisioni del centro-sinistra). Insomma un vero proprio flop se si accompagna ad un calo di consensi stimato intorno a 850.000 voti dall’Istituto Cattaneo. Come se non bastasse, ad aggravare la situazione, ci si pone anche l’abbandono di Denis Verdini che con un manipolo di altri parlamentari forma un nuovo gruppo. Insomma per tutto il 2015 vi è stato un vero e proprio salasso. Il punto di svolta forse potrebbe ascriversi al merito della Di Girolamo nel momento in cui pensa di lasciare NCD di Alfano e tornare in FI. Tale operazione ha dato la stura a un contro esodo. Molti se ne sono tornati al Partito d’origine. Nelle elezioni amministrative del 2016 le cose non migliorano per il Partito di Berlusconi se si pensa all’esclusione dal ballottaggio a Roma, e alle sconfitte di Napoli, Milano e Bologna riuscendo ad incassare un buon risultato solo a Cosenza eleggendo Sindaco Mario Occhiuto. Una ripresa del Centro destra si è registrata al ballottaggio di giugno del 2017 con la conquista di venti città capoluogo su ventidue.
Le elezioni regionali siciliane sono state il banco di prova per il cemento di una futura alleanza delle forze di Centro destra dove FI è si afferma primo partito della coalizione. Esperimento che ha portato alla coalizione di centro destra in cui sono confluiti, oltre a FI, la Lega di Salvini e Fratelli d’Italia di Meloni e a cui potrebbe  aggiungersi, salvo ripensamenti, il neonato partito di Fitto: Direzione Italia ovvero quella che viene definita la quarta gamba.

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